LIBRI | I Tolki

Data

05 Dic 2025
Passato

Ora

5:30 pm - 7:00 pm

Luogo

Foyer - Teatro Massimo
viale Trento 9, Cagliari

Ida Travi – I Tolki
con selezioni di letture a cura dell’autrice.

L’autrice dialoga con Laura Medda

I Tolki si comportano come una famiglia ma non sono una famiglia. Sembrano una comunità ma non sono una comunità: sono esseri solitari vaganti da un libro all’altro, in un tempo che va dal bianco allo scuro. Di libro in libro i Tolki sono loro e non sono più loro. A volte cambiano nel nome, a volte nell’età. Mi ritrovai legata a loro nell’impossibilità di lasciarli e contemporaneamente sentivo forte il peso del tempo, l’impero dell’ora, dell’attualità come istante da cui prendere congedo. Sentivo l’ala contemporanea volare avanti in un disastroso consumo, assistevo a una continua comparsa e scomparsa di merci nell’attimo, libri compresi. Cercavo una forma di parola che si ponesse fuori da questo consumo e stabilisse per me un’idea di durata.

Mi ispirava la lancetta dell’orologio che al mio orecchio suonava Tà, e fu così che Tà divenne il titolo del primo libro. Desideravo che il rapporto con il tempo inglobasse i Tolki in una dimensione perennemente out. Li vedevo esistere in uno spazio separato dal tempo. Contro ogni logica, contro ogni relatività. Molti anni prima studiando Saggio sui dati immediati della coscienza avevo imparato con Henri Bergson che se là fuori c’è un’unica posizione della lancetta sul pendolo e delle sue posizioni precedenti non resta traccia, dentro di noi s’attiva un continuo e costante processo di rielaborazione dei dati che va a formare la vera durata: la coscienza.

La coscienza s’intravede nel punto in cui un essere umano lascia vivere il tempo e smette di stabilire separazioni, smette di trattarlo come una materia, qualcosa da dividere in parti, come se il tempo fosse un pezzo di ferro, un pezzo di pane: il concetto di durata non separa il passato dal presente ,e il presente dal futuro. Forse per questo nell’immaginazione come nella scrittura ogni Tolki brucia in due righe la sua incosciente eternità. Il futuro tace, arriva come una nevicata.

Non poteva dunque bastare un libro solo, ci voleva una serie, una sequenza di episodi narrabili, così come fu nel Mito, episodi indifferenti alla successione, così come a un inizio e a una fine. Episodi da niente, dove alla luce della storia non accade mai niente, e l’unica azione che si compie consiste proprio nel fare quel nulla. Poesia? Certamente l’azione che si compie è il mio lavoro.

Io lavoro con i Tolki, il loro lavoro è anche il mio: post-studenti, ex-lavoratori. Portatori di secchi, trascinanti un carrettino: aprire e chiudere la porta, inginocchiarsi, sollevarsi. Dar da mangiare al bambino, addossare al muro la branda. Sempre così, sempre così. Ripetere sempre le stesse cose. Strigliare l’asino, attraversare nel tempo la Russia, aprire il capannone, sistemare i sacchi di farina. I recinti, i pozzi. Le abitazioni istantanee, i muretti secolari. Si tratta di cose da niente, poche righe e tanta neve, polvere, erba e fango. I Tolki, col dito sulla neve, impareranno a scrivere?

Legger_ezza di Cedac Sardegna in collaborazione con Libreria edumondo, Festival Anderas, Fondazione Faustino Omnis

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